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luglio 12 2005 Il fatto è che ho ammazzato degli scarafaggi l'altra sera, e ne sono stato anche contento.
Non erano molto diversi da uno schermo con tanti mouse impazziti, non ho pensato neanche per un attimo che quelli fossero delle forme di vita, erano solo per me in quel momento forme raccapriccianti emerse dalle fogne per infastidire una serata tranquilla, impossibile convincerli ad andarsene impossibile conviverci, ostinati come sono a rimanere scarafaggi, quasi dovessimo sentirci in colpa di esserci alzati in piedi e di aver imparato a cucinare. Gli scarafaggi li ho uccisi come unica forma di sfogo per tutto quello che proviene dal buio. Non ho niente contro il buio, lo cerco durante molte ore ogni giorno, quando voglio che la notte cominci e lascio che entri dalle finestre, fuori dalle quali il buio ha imparato che deve aspettare per entrare. Ha imparato che siamo noi a decidere quando riposare e quando vogliamo invece continuare a percepire il mondo e modificarlo. Quel tipo di buio mi piace. Mi piace anche il buio di alcune superfici, alcune volte mi piacciono anche i miei capelli, quando si vede che la luce viene assorbida e viene evidenziata la forma di ogni sottile prolungamento del buio. Mi piacciono a volte anche i cavi gommosi che portano elettricità alle cose che uso, anche quelli a volte restano al buio, come se volessero nascondere fino all'ultimo, quasi per fare una sorpresa, l'elettrico flusso illuminante che avvogono e trasportano. Il nero in casi del genere mi piace, mi rimanda più alla massa di materia che si srotola davanti ai miei occhi che non alle tante opinioni che ciascun colore è in grado di stimolare. Anche la pelle quando si rabbuia mi piace, mi da più l'idea di esseri avvolti in loro stessi e meno quella di superfici trasparenti quasi fino all'invisibilità. Il buio che ho cercato di uccidere con gli scarafaggi è un altro tipo di buio. E' un buio fatto di cose che si conoscono avvolte da altre che non si può conoscere o che addirittura non servirebbe a nulla conoscere. E' un buio che pensa di essere invisibile solo perché è inutile, e invece è visibilissimo nella sua inutilità. E' un buio immaginato come da un folle che cerca di nascondersi dietro un dito sporco. Talmente raccapricciante nella sua ridicola buia visibilità da finire per essere accettata in nome di una pacifica convivenza, da essere mantenuta in casa con disgusto e rassegnazione, quasi si trattasse di un figlio trasformato per non si sa quale motivo in un orribile animale nella sua stanza al mattino. Ho ammazzato degli scarafaggi e potrebbe anche dispiacermi sotto una certa prospettiva ma diciamocelo chiaramente, non esiste al mondo una persona che ami gli scarafaggi. Meridiani |
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febbraio 17 2005 l'insonnia poi che continua a prendersi gioco di me e fa gli agguati come un gatto dispettoso e che poi ti ricordi che hai un blog e che infondo è un po' come andare in bicicletta, salvo che non ci sono le strade e che l ultima volta che ho scritto un post con l idea che stavo scrivendo un posto era circa un anno fa, che poi oggi devi stare attento anche a come lo scrivi e in quanto al perché, se non c era prima figuriamoci adesso, è solo che servirebbero quei dieci minuti per ritrovare il gomitolo dei propri fili lanciati un po' qua e un po' la e che ti sei ritrovato a lanciare e a inseguire per far giocare un po' il gatto e vedere se ti lasciava dormire, insomma se il gomitolo si ritrova, anche solo per cinque minuti, c è tutta quella sensazione di appartenersi senza tante storie che ti sembra di ritrovare un libro di qualche anno fa con un numero di telefono scritto su un foglio interno, uno di quei numeri che poi hai imparato a memoria e che ti si è riempito di parole e che se pensi a quanto hai impiegato a dimenticartelo poi, quel numero, insomma sembra proprio come quando stai per addormentarti e ti ritrovi a sentirti come fossi proprio tu in quel momento lì con quel peso lì e in quella posizione in cui ti ritrovi, il tempo di capire che ti stai solo dimenticando del gatto che ti sale un po' di fame e pensi a che hai nel frigo e ti viene da rilanciare un altro filo lontano, il più lontano possibile che almeno il gatto si perda e non si faccia venire strane fami da uno che non ha nient'altro da fare che guardarsi tutta la notte in diretta, come se non se ne potesse fare un riassunto domani mattina, magari anche messo per iscritto 'è stato notte, era molto notturna e di un blu scuro tendente al grigio', noi lui sembra volerne vedere tutti i momenti uno dopo l altro neanche fosse una gara di immobilità di tutti gli atomi della casa, una specie di sfida a chi fa meno rumore o una partita ad un due tre stella in cui non ti giri mai a contare, e li costringi tutti lì. muri, mobili, libri, cuscini e bicchieri usati ad aspettare il momento giusto per avvicinarsi, ma tu no non glielo dai il tempo che se si muovono ora sono squalificati per sempre e ti tocca buttarli da balcone, una sfida che comunque non puoi vincere, perché arriva sempre il momento in cui le ciglia ti si abbassano e tutto ti corre incontro e ti piove dentro incollandosi proprio sotto le palpebre che hai appena serrato i muri, i mobili, libri cuscini e bicchieri usati. se sono abbastanza furbi domani mattina se ne tornano al loro posto e ti fanno credere che è stato notte di un blu scuro tendente al grigio e tutto è rimasto immobile al suo posto
Meridiani |
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febbraio 14 2005
Meridiani |
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febbraio 8 2005 finire non mi è capitato sempre facilmente,
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gennaio 5 2005
Meridiani |
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